Borghi abbandonati, tra passato e presente: Brancaleone Vetus
Cari Amici,
oggi la nostra nuova collega, Alessandra Moscatello, accompagnatrice e guida turistica in Calabria, ci porterà alla scoperta del suo paese d’origine. Siete curiosi? Allora non potete perdere il suo primo articolo su GuideInCalabria.
Nella città metropolitana di Reggio Calabria, a pochi chilometri dal mare cristallino della costa Ionica, sulla riviera dei Gelsomini, si trova il piccolo il comune di Brancaleone. Salendo sulle colline, a circa 300 m s.l.m. si trova il borgo abbandonato di Brancaleone Vetus, le cui origini rupestri si attestano tra il VI° ed il VII° secolo d.C.
Le origini di Brancaleone Vetus
Brancaleone, anticamente chiamato Sperlinga o Sperlonga, dal latino Spelonca, dal significato di caverna, toponimo derivato dalla presenza di numerose grotte sul territorio, luogo ideale di preghiera e meditazione per i monaci bizantini.
Solo nel Medioevo, il borgo assunse prima la denominazione di Mottaleonis e successivamente di Brancaleone.
Per molto tempo le grotte di Brancaleone, hanno rappresentato luoghi di rifugio per i popoli provenienti soprattutto dalla Cappadocia e dall’Armenia.
Numerose sono le tracce che queste popolazioni hanno lasciato a Brancaleone, riscontrabili soprattutto nella magnifica Grotta dell’Albero della Vita, una Chiesa-grotta interamente scavata nella roccia con pilastro centrale, in cui sono presenti incisioni sacre, come croci e un “Tavos”, cioè il pavone, che nei luoghi dell’Armenia, simboleggia insieme alla croce, l’Angelo Gabriele.
Sulle “rocce rosse lunari”, come le descrisse Cesare Pavese, grande scrittore che restò a Brancaleone un anno, vediamo le sovrapposizioni delle costruzioni di epoca medievale, in un perfetto connubio tra opera della natura e mano dell’uomo.
Le stratificazioni di arenaria di Brancaleone Vetus, inoltre, ci raccontano della storia geologica di questa piccola parte di Calabria, dei periodi più caldi e più freddi e dei grandi terremoti che hanno interessato quest’area.
Tali eventi costrinsero gli abitanti del posto, ad abbandonare il vecchio sito rupestre di Brancaleone Vetus per costruire nuove abitazioni altrove.
Sarebbe fiero adesso “il bambino che chiuse il paese”, quel giovanissimo Gianni Carteri che lasciò dietro di se le radici di una vita, costretto a spostarsi, come tutti gli abitanti, nella nuova frazione di Brancaleone, a valle.
Sono le radici che ci tengono ancorati a un luogo, anche dopo averlo lasciato. Sono le radici che ci promettono un ritorno e che ci permettono di sperare che un borgo, ormai fantasma, possa tornare a vivere, attraverso il suo racconto.
Il Parco Archeologico di Brancaleone Vetus
Quello che oggi vediamo sono soltanto i ruderi del borgo di Brancaleone Vetus, custodi di cultura e tradizione, testimoni di una storia che è ancora viva nella piazza principale del paese, nella Chiesa matrice dedicata all’Annunziata, edificata nel 1935 e nelle case ormai da tempo tristemente vuote.
Il sito di Brancaleone dal 2008 è stato dichiarato “Parco Archeologico Urbano” e dal 2012 è gestito dalla Pro Loco di Brancaleone e grazie al lavoro del suo presidente, Carmine Verducci, instancabile sognatore e fautore di progetti importanti, che oggi possiamo godere di questo luogo.
Se siete curiosi di scoprire il sito di Brancaleone Vetus, contattateci e vi faremo tornare indietro nel tempo, in un luogo ricco di fascino.
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Autore – Alessandra Moscatello
Accompagnatrice e Guida turistica abilitata in Calabria.
Vi porterà alla scoperta della provincia di Reggio Calabria e dei meravigliosi borghi sulla Riviera dei Gelsomini.
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