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Cari Amici,

la Calabria è una terra ricchissima di beni materiali e immateriali e custodisce tradizioni legate alla storie dei suoi dolci. Ogni periodo festivo ha un sua prelibatezza dolciaria, legata ad un Santo e ad una festa religiosa. 

Molte di queste deliziose ricette, sono state tramandate sin dai tempi più antichi e alcune, risalirebbero addirittura ai tempi dei greci, dei romani fino agli spagnoli

Questi preziosi ingredienti, a volte anche segreti, sono stati insegnati dalle madri alle proprie figlie, che spesso utilizzavano materie prime ricavate dal territorio come il mosto, il miele, la farina e i fichi.

Nel mese di Marzo ed in particolare nella festività legata ai papà e a San Giuseppe, in Calabria, vi è la tradizione di preparare due dolci tipici: le zeppole, dolce caratteristico del Sud Italia e i Mostaccioli, diventati un must delle fiere, ed in particolare della fiera di San Giuseppe (Scopri di più). 

Mostaccioli e Zeppole

Le Zeppole, tra storia e tradizione:

Le origini delle Zeppole di San Giuseppe si mescolano tra storia e leggendaSecondo la tradizione, la zeppola sarebbe da ricondurre alla fuga in Egitto della Sacra famiglia

Si narra che San Giuseppe, per mantenere la sua famiglia fu costretto a friggere frittelle, ed è proprio per questa ragione che è divenuto il dolce tipico della festa del papà

La zeppola di San Giuseppe, dunque, nasce fritta anche se oggi si trovano versioni più “light” e dal sapore più leggero.

Zeppole di San Giuseppe

Secondo le fonti storiche, la ricetta ufficiale delle zeppole è da attribuire al noto gastronomo e cuoco italiano, Ippolito Cavalcanti, Duca di Buonvicino, uno dei Borghi più belli d’Italia in provincia di Cosenza,  che nel 1837, ne scrisse una ricetta in napoletano nel suo Trattato di Cucina Teorico-Pratico. 

Da allora, nel Sud Italia e in particolare nella città di Cosenza, il 19 Marzo, festa in onore di San Giuseppe, vi è la tradizione di preparare le zeppole e ormai ogni regione d’Italia, le cucina differenziando alcuni componenti. 

Le zeppole tradizionali sono composte da pochi ingredienti: acqua, farina, burro, un pizzico di sale, un bicchiere di vino moscato o liquore d’anice, cotte in forno oppure fritte. Una volta raffreddate, vengono riempite con crema pasticcera e ornate con un’amarena sciroppata.

I Mostaccioli Calabresi: origini e la loro storia

Il mese di Marzo è legato ad un altro dolce tipico, che nasce nelle Serre del Vibonese: i mostaccioli. Il loro curioso nome, deriva dall’usanza di utilizzare il mosto di vino, componente presente in passato nella ricetta e ancora oggi, utilizzato in alcune varianti di questo dolcetto. 

La storia dei mostaccioli ci conduce in Calabria, precisamente a Soriano Calabro, un piccolo borgo situato in provincia di Vibo Valentia.

Le forme dei Mostaccioli: l’Asino, il Cuore e la Dama.

Secondo la tradizione, i mostaccioli furono introdotti nel ‘500 nel Convento di San Domenico, uno dei più importanti d’Europa, distrutto dal terribile sisma del 1783, di cui oggi rimangono tracce nel territorio. Si racconta che un monaco della vicina Certosa dei SS. Stefano e Bruno, unica in Italia, avrebbe passato la ricetta ai frati del posto. Questa, fu trasmessa successivamente ai sorianesi, molti dei quali cominciarono a tramandarla da padre in figlio, che nel tempo hanno realizzato delle vere opere d’arte.

Nelle sapienti mani dei maestri mastazzolari,  dall’impasto di farina e miele (solitamente di fiori di castagno e di arancio), ricavano forme uniche e particolari, come il pesce, la capra, la dama, l’uomo, il cuore e la “lettera S, evocazione dell’agatodemone, il serpente protettivo degli antichi greci.

Le forme dei mostaccioli di Soriano Calabro inevitabilmente rimandano alla tradizione votiva dell’antica Magna Grecia, poiché ricordano alcune scene presenti nei Pinakes, quadretti votivi realizzati in terracotta nell’antica città di Locri, offerti nei templi agli dei pagani.

Alcuni di questi mostaccioli vengono decorati con pezzetti colorati di carta stagnola ed infine, vengono cotti nel forno assumendo un colore scuro che ricorda la terracotta.

Questi deliziosi dolci, in particolari quelli preparati dall’azienda De Nardo, hanno raggiunto una fama internazionale ricevendo importanti riconoscimenti, come la Medaglia d’Oro Expò CT Milano 1974.

La Bancarella “De Nardo” nella città di Cosenza

Con questi dolci concludiamo questo breve viaggio nei sapori calabresi e se questo racconto ti è piaciuto, CONDIVIDILO oppure LASCIA UN COMMENTO. Grazie!!!

                                               

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Autore – Alessandra Scanga, storico dell’arte e Guida turistica in Calabria.

 

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