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Cari Amici,

il mese di Gennaio inevitabilmente rammentiamo una data importantissima, quella del 27 Gennaio. In tutto il mondo, il 27 Gennaio, in occasione della giornata mondiale della memoria, vengono organizzate iniziative, per non dimenticare un periodo che ci ha fortemente segnati, per trarre degli insegnamenti dal passato e per non commettere degli errori nel futuro.

“Anelito alla Libertà” opera dell’artista Giovanni Cataldi donata il 25 Aprile del 2017
Perché ricordare quella data? 

Il 27 Gennaio del 1945 ci fu la liberazione del campo di Auschwitz da parte delle truppe sovietiche e quando i russi liberarono i cancelli di Auschwith, si trovarono davanti uno scenario orribile. I tedeschi prima del loro arrivo, tentarono di eliminare più prove possibili dei crimini commessi e tuttavia, quel 27 Gennaio, ha segnato simbolicamente non solo la fine della persecuzione del popolo ebraico, ma la fine dell’olocausto contro l’umanità intera.

Quante volte abbiamo letto questa storia sui libri? 

Tante. Leggerla ci dà l’idea che la Polonia e Auschwith siano molto lontane, ma a volta non bisogna spostarsi molti chilometri da casa per conoscere realtà simili. In Calabria, infatti, nel 1940  fu aperto a Ferramonti di Tarsia, il più grande campo di internamento italiano di epoca fascista, situato poco dopo l’attuale svincolo autostradale a Tarsia, piccolo comune della Provincia di Cosenza, di circa 2000 mila abitanti.

Il Campo di Internamento di Ferramonti di Tarsia

A quei tempi, il comune di Tarsia, era una zona paludosa che fu bonificata da un’affarista molto vicino al regime, Eugenio Parrini. In quel periodo il governo doveva costruire campi di internamento per Ebrei e nemici stranieri presenti in Italia e così, Parrini, fece ricadere la scelta, nei luoghi dove erano già presenti i suoi cantieri di bonifica, in modo da utilizzare strutture già esistenti. Così, nacquero i campi Ferramonti a Tarsia (CS) e a Pisticci (MT).

Il Campo di Concentramento di Ferramonti – Tarsia

Il Campo di Ferramonti di Tarsia fu l’unico vero esempio di campo di concentramento eretto durante il periodo fascista in Italia a seguito delle leggi razziali. A partire dal 1940 vi passarono circa 3000 internati. Il Campo si estendeva su un’area di 16 ettari ed era composto da 92 baracche di differente grandezza, dotate di cucina, servizi e lavabi comuni.

Una delle baracche ricostruite

Con il passare del tempo, aumentarono anche i prigionieri ed essendoci gruppi differenti per religione e  provenienza, la comunità ebraica del Campo costituì un parlamento interno per rappresentare i componenti delle varie baracche, il tutto supportato dalla direzione. Nel Campo non vi fu solo una intensa attività sportiva, ma fu presente una rilevante attività culturale e teatrale, che aiutò a sopportare le criticità presenti, come l’insalubrità del luogo, che causò spesso la malaria e la mancanza di cibo. 

Immagini di vita quotidiana all’interno del Campo

Nel tempo, all’interno del Campo, si sposarono diverse coppie e nacquero numerosi bambini, a testimoniare che la vita all’interno del campo non era così crudele come nei lager nazisti.  Infatti, per l’organizzazione sociale e per il trattamento umano ricevuto dagli internati, il Campo di Internamento di Ferramonti a Tarsia fu definito “un paradiso inaspettato” dal Jerusalem Post.

Nel 1943 ci fu il passaggio dell’armata tedesca proprio vicino il campo e per evitare rischi, la direzione ordinò lo sgombro di tutti gli Ebrei, che vennero ospitati dai cittadini del luogo. Per evitare un’ intrusione nazista, a protezione degli Ebrei rimasti nel campo perché anziani o malati, venne sollevata una bandiera gialla all’ingresso, inventando un’epidemia di tifo all’interno, ingannando i tedeschi.

Grazie a questi espedienti, Ferramonti rimase incolume da ogni azione da parte delle truppe tedesche. Quel terribile periodo si concluse il 14 settembre 1943 quando i camion inglesi entrarono nel campo e fu così che, il Campo di concentramento di Ferramonti, fu il primo ad essere liberato durante il Secondo Conflitto Mondiale in Italia. Rimase aperto per altri due anni, fino a quando non venne definitivamente chiuso al pubblico nel 1945. Dopo un periodo di abbandono, una parte del campo fu utilizzata per le attività agricole e molte delle baracche originali furono smantellate.

Il Museo Internazionale della Memoria a Ferramonti di Tarsia

Fortunatamente l’amministrazione comunale di Tarsia decise di recuperare parte di quegli ambienti e il 25 aprile 2004 è stato inaugurato il Museo Internazionale della Memoria, voluto proprio per non dimenticare una realtà così importante per il territorio.

Una delle Sale Museali inaugurate nel 2004

L’attuale area museale, allestita nella zona dove si trovavano le abitazioni del direttore del campo e del personale addetto alla sorveglianza, è costituita da alcune sale contenenti fotografie, documenti, oggetti personali degli internati e documenti d’archivio, che testimoniano la quotidianità della vita all’interno del campo.

Il museo ogni anno si è arricchito, grazie alle donazioni di opere regalate dai sopravvissuti e grazie alle attività di ricerca organizzate in collaborazioni con enti pubblici e privati. 

Nel gennaio del 2018 al Museo della Memoria è stata aggiunta una biblioteca, dedicata ad uno degli internati del campo, l’editore austriaco Gustav Brenner, famiglia che vive ancora oggi a Cosenza. In questa biblioteca sono presenti volumi dedicati al tema della Memoria e alla storia della presenza ebraica in Calabria.

Opera donata dal giornalista di origine ebreo-polacca Riccardo Ehrman, che fu internato a Ferramonti all’età di 13 anni.

Questa importante realtà, gestista dalla Fondazione Ferramonti, nasce con l’idea di educare le future generazioni, insegnando valori fondamentali, quali il rinnegamento alla guerra, il rispetto verso gli altri, la tolleranza e la solidarietà

È questo il vero significato della Giornata della Memoriail dovere di non dimenticare. Primo Levi affermava che “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre“.

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Autore – Alessandra Scanga, storico dell’arte e Guida turistica in Calabria.

 

2 thoughts on “Il campo di Concentramento di Ferramonti a Tarsia: un “Paradiso inaspettato”

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