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Cari Amici,

oggi ho il piacere di presentarvi ufficialmente un nostro nuovo collega, si chiama Andrea Vacchiano. Andrea è originario di Castrovillari ed è stato da sempre appassionato di escursionismo.  

Oggi, vi condurrà in un piccolo lembo di terra, ai confini del versante sud del Massiccio nel Pollino, nel Parco Nazionale più grande d’Italia. 

Questa località è denominata “la Petrosa”, appellativo che nel tempo si è trasformato in un toponimo e si riconosce sulle carte e sulle mappe, non solo per le pietre, ma per gli elementi che troverete. Infatti proprio questo territorio, è uno dei siti a più alto valore naturalistico e ambientale di tutta l’area protetta.

La “Petrosa”, era un luogo coltivato dall’uomo ed era zona di passaggio per raggiungere i boschi e i monti, che sovrastano la cittadina di Castrovillari (CS).  Quest’ultima è famosa non solo per il Carnevale del Pollino (Scopri di più), una delle manifestazioni carnascialesche più importanti della Calabria, ma anche per i suoi monumenti come il Santuario della Madonna del Castello, il Protoconvento Francescano e il Castello Aragonese.

La “Petrosa” di Castrovillari

Oggi è un habitat tutelato a livello europeo che come un forziere del tesoro, ha protetto al suo interno tante specie, sia animali che vegetali diventate rare.

In particolare, uno degli elementi che contraddistingue proprio questo habitat è la presenza di praterie steppiche, ormai sempre più rare in Europa. Questi ambienti seppur costituiti prevalentemente da specie erbacee offrono rifugio a tanti insetti, rettili, piccoli mammiferi e uccelli, garantendo di conseguenza un importante fonte di alimentazione ai loro predatori, e su tutti ai rapaci.

Le praterie steppiche in località “Petrosa” di Castrovillari
Le praterie steppiche in località “Petrosa” di Castrovillari

Protagonista assoluta tra le specie vegetali è la Stipa austroitalica, altrimenti chiamata il “lino delle fate”.

Questa pianta ha assunto tale nome comune,  per il peculiare aspetto che lo stelo assume nella sua parte terminale durante il momento di maturazione dei semi che si rivestono di una patina simile al cotone che servirà poi al seme stesso per farsi trasportare dal vento.

Uno dei paesaggi più belli in assoluto, diventano le distese di Stipa fatte danzare dal vento, divenendo onde che rapiscono lo sguardo e la mente.

Distese di Stipa

Le Orchidee spontanee della “Petrosa” di Castrovillari

 

E non è ancora tutto. C’è da sapere che in questo luogo, da febbraio fino a metà giugno di ogni anno, fioriscono centinaia e centinaia di orchidee spontanee.

Le orchidee sono un indicatore di biodiversità molto importante, oltre che essere specie tutelate e protette a livello nazionale. Non possono essere dunque, né prelevate intere, né recise. Unico modo per portarle a casa sono delle belle fotografie. Le orchidee mantengono i loro bulbi vitali per poter riprendere ogni anno il loro ciclo, e per tutto il periodo indicato si può ammirare questo spettacolo della natura.

Andrea Vacchiano immerso nella “Petrosa” con un gruppo di turisti.

Per gli appassionati del genere, qui si trovano davvero tante specie differenti che mutano in forme, colori e odori, susseguendosi settimana dopo settimana, ognuna secondo il suo tempo di fioritura.

La prima che compare, già a febbraio, è l’Orchidea sacco (Anacamptis collina) poco appariscente, ma localizzata nel sud Italia.

L’Orchidea sacco (Anacamptis collina)

A seguire, compaiono le tante specie di Ofridi (Ophrys), un genere molto vario e complesso, che addirittura forma degli ibridi che danno vita ad esemplari molto particolari e di difficile classificazione.

Proprio questa variabilità, rende la ricerca di questi esemplari molto affascinante, regalando spesso colori e forme che colpiscono non poco l’osservatore o fanno seriamente impegnare il botanico!

Ophrys exaltata
Ophrys passionis
Ophrys bertoloni

Le Ofridi però non sono le uniche che possono ibridarsi. Infatti ciò avviene fra specie dello stesso genere, e nella Petrosa non è difficile incontrare in particolare un ibrido che si ha tra due specie del genere Anacamptis, rispettivamente il giglio caprino (Anacamptis morio) e l’Orchidea farfalla (Anacamptis papilionacea).

Queste due orchidee dai colori appariscenti e facili da individuare negli estesi spazi della prateria, formano l’Anacamptis x gennarii.

Un elemento che sottolinea come sia complesso il mondo delle orchidee spontanee e come queste incrementino la biodiversità di un sito.

Anacamptis morio
Anacamptis papiolionacea
Anacamptis x gennarii

Un terzo genere molto diffuso che comprende una specie molto famosa e conosciuta anche dai meno esperti è il genere Orchis con l’Orchidea italica o volgarmente detta Omino nudo (Orchis italica) proprio perché se guardate bene i suoi singoli fiori hanno la figura stilizzata di un omino.

Insieme all’italica e appartenenti allo stesso genere, abbiamo l’Orchidea quattro punti (Orchis quadripunctata) che come dice il suo nome ha un’altra particolarità morfologica che ci permette di identificarla subito: i sui quattro punti più scuri sul labello del fiore.

E a finire il terzetto, la ballerina (Orchis anthropophora) anche questa simile alla figura stilizzata di un omino, questa volta associato nel nome comune a quello di una danzatrice.

Orchis italicus
Orchis quadripuntata
Orchis anthropophora

E per concludere altre tre Ofridi che fioriscono più tardivamente delle prime e così come le loro congeneri, fanno apprezzare molto oltre che la variabilità dovuta all’ibridazione delle stesse, anche la capacità di trasformare nel tempo i propri petali e i propri odori per poter attirare al meglio gli insetti impollinatori che scambiandoli per i propri partner, si ricoprono del loro polline, prima di andare a posarsi su un altro esemplare e favorire la loro stessa riproduzione.

Possiamo dunque affermare che le piante non siano intelligenti? Valutate voi!

In ordine l’Ofride maggiore o Vesparia barbata (Ophrys tenthredinifera), il fior bombo (Ophrys holosericea) e l’Ofride fior di vespa (Ophrys apifera).

Ophrys tenthredinifera
Ophrys holosericea
Ophrys apifera

Tante altre sono le specie di orchidee che si trovano nella Petrosa, e altrettanti sono gli aneddoti su ognuna di esse e sulle loro caratteristiche che nel tempo hanno suscitato la curiosità e la passione dei tanti che amano fotografarle e cercarle.

Questo sito, che raggiunge il suo picco proprio nel periodo primaverile, conferma con la presenza di queste specie, la sua notevole importanza ecologica per tutto il territorio di Castrovillari e del Parco Nazionale del Pollino.

Se desideri scoprire questo patrimonio naturalistico, lasciati accompagnare da Andrea alla scoperta della “Petrosa” di Castrovillari e delle sue unicità.

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Autore – Andrea Vacchiano, Guida Turistica, Guida AIGAE e Guida Ufficiale del Parco Nazionale del Pollino.

 

2 thoughts on “Le orchidee spontanee della “Petrosa” a Castrovillari

  1. C O M P L I M E N T I la Petrosa è un paradiso di Biodiversità! Assolutamente da valorizzare e proteggere.

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